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Monza, 15 mar. (askanews) – Un’innovativa soluzione high-tech che consente alle persone che vivono con la sclerosi multipla di poter effettuare l’attività fisica adattata (AFA) direttamente da casa: si tratta di MS-FIT, un serious game, ovvero un gioco digitale che non ha esclusivamente uno scopo di intrattenimento e che utilizza le caratteristiche fondamentali dei videogames per consentire a chi vive con la sclerosi multipla di svolgere quotidianamente un’attività fisica adattata, sotto lo stretto monitoraggio del medico che riceve i dati e i progressi direttamente attraverso la piattaforma.

L’utilizzo della tecnologia nella riabilitazione e, in questa iniziativa, nella Attività Fisica Adattata, rappresenta un aspetto importante a supporto del paziente che, attraverso un mini-personal computer e un motion controller, vede riprodotto sullo schermo il suo avatar che lo guida nello svolgimento degli esercizi. In MS-FIT, gli esercizi si ispirano al Pilates e intervengono su tre aspetti che sono trasversali, in termini di necessità, a tutte le persone con sclerosi multipla, ovvero la postura, l’equilibrio e la respirazione. Lo strumento, grazie all’approccio dell’attività fisica adattata, tiene conto delle esigenze di chi vive con questa patologia, per cui è fondamentale porre attenzione al concetto di fatica, e prevede meccanismi di sfida-premio per invogliare il paziente a “proseguire” con gli esercizi, in un ambiente immersivo e ispirato alla metafora del viaggio.

“La sclerosi multipla, che si manifesta in età giovanile, può essere combattuta anche con l’allenamento e l’esercizio – sia fisico che mentale – che saranno tanto più efficaci quanto più vengono praticati precocemente, anche prima che i danni diventino manifesti – ha spiegato Letizia Leocani, Dirigente Medico presso il Dipartimento neurologico IRCCS Ospedale San Raffaele e Professore associato di Neurologia presso l’Università Vita-Salute, San Raffaele – la ridondanza del nostro cervello consente di compensare il danno nervoso senza che i sintomi si manifestino per molto tempo, e potenziare la riserva cognitiva e motoria è di fondamentale importanza per rallentare o prevenire la comparsa o la progressione dei disturbi”.

Il progetto, sviluppato da Roche ed Helaglobe ha visto il coinvolgimento di 12 centri neurologici diffusi su tutto il territorio nazionale e di FISM – Fondazione Italiana Sclerosi Multipla. “Con la tecnologia di MS-FIT, prodotto sviluppato per effettuare attività fisica adattata in modo autonomo, verrà promosso uno studio coordinato dalla Fondazione di AISM (FISM) con il contributo di Roche che coinvolgerà un network di centri di eccellenza nella ricerca riabilitativa e nell’esercizio fisico – ha precisato Giampaolo Brichetto, Coordinatore Ricerca in Riabilitazione FISM-AISM – l’obiettivo sarà testare la fattibilità e la validità di questo particolare approccio di attività fisica adattata nella persona con sclerosi multipla. Questo studio si inquadra nell’impegno che AISM con la sua Fondazione sta portando avanti nel settore della neuro-riabilitazione e dell’attività fisica adattata”.

Fonte: askanews.it

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Diventare ultracentenari? Si parte dal piatto

Roma, 20 mar. (askanews) – Alzarsi da tavola quando non si è ancora sazi e dieta vegetariana. Sono i segreti della longevità secondo gli studi degli esperti. Ma cosa mettono nel piatto i centenari? Ogni loro pasto è composto in media dal 70% di vegetali (di cui però solo il 20% è frutta perché contiene molti zuccheri) e per il 30% di proteine magre, il tutto condito da abbondante olio d’oliva. E come spuntino? Frutta secca e olive.

Proprio al rapporto tra alimentazione e longevità, partendo dai più recenti studi scientifici sulle abitudini degli ultracentenari, l’Associazione Italiana Gastroenterologi ed endoscopisti Ospedalieri (AIGO) dedicherà un approfondimento nel corso del convegno annuale della Federazione Italiana delle Società Malattie Apparato Digerente (FISMAD), il più importante evento italiano per la gastroenterologia, in programma dal 21 al 24 marzo a Roma. Non si parlerà solo di cibo e benessere: l’associazione infatti sarà presente al congresso con i suoi specialisti per trattare le principali novità nella ricerca e nella clinica in gastroenterologia.

Sottolinea Gioacchino Leandro, presidente dell’Associazione Italiana Gastroenterologi ed endoscopisti Ospedalieri (AIGO): “Il cibo è una vera e propria ‘medicina naturale’ e a questo tema AIGO ha dedicato una serie di eventi aperti al pubblico nel corso di EXPO Milano 2015. Che cosa si mangia è molto importante ma altrettanto importante è quanto si mangia: uno dei segreti di lunga vita è sintetizzato dal detto giapponese ‘Hara hachi bu’, cioè la raccomandazione di alzarsi da tavola quando si è sazi solo all’80%. Infatti, tutti gli studi sulle popolazioni dove si concentrano il maggior numero di centenari mostrano che questi ultimi hanno in comune una restrizione delle calorie assunte, compresa tra le 1200 e le 1500 al giorno. E la suddivisione dei macronutrienti è molto simile a quella della nostra dieta mediterranea: 55% di carboidrati, 35% di grassi e 10% di proteine”.

Un’analisi demografica sulla longevità ha individuato cinque zone aree nel mondo dove la popolazione è particolarmente longeva e sana: sono le zone di Villagrande Strisaili (Sardegna), Loma Linda (USA), Nicoya (Costa Rica), Ikaria (Grecia) e Okinawa (Giappone). A determinare questa positiva situazione non è solamente il patrimonio genetico ma anche e soprattutto lo stile di vita, a iniziare dall’alimentazione. Qual è, quindi, il segreto dell’alimentazione dei centenari? Consumare in abbondanza alimenti vegetali a ogni pasto; prediligere grassi vegetali e, cioè, mangiare olive, noci, mandorle e frutta a guscio; preferire pane e farine integrali; scegliere come fonti di proteine i legumi, le uova, i formaggi e, in misura minore, il pesce. E’ importante, inoltre, che gli alimenti siano poco raffinati e non di origine industriale. Un’abitudine molto importante delle persone longeve, che la scienza sta prendendo oggi in esame, è la frugalità della dieta. Si tratta di un intervento che prevede la riduzione dell’assunzione di calorie, sempre facendo attenzione a mantenere un’adeguata nutrizione.

Fonte: askanews.it

 

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In crescita distorsioni e fratture
Roma, 9 mar. (askanews) – “Ogni anno il numero degli incidenti da sport invernali, in particolare sci e snowboard, è sempre più consistente, eppure basterebbe un po’ di buon senso dedicando qualche ora alla ginnastica presciistica, prima di avventurarsi sulle piste, per evitare il rischio di incappare in infortuni che in molti casi possono essere anche gravi e fastidiosi. Dall’inizio della stagione invernale stiamo assistendo a un aumento delle lesioni traumatiche rispetto agli anni precedenti, infortuni che molto spesso costringono a rimanere bloccati per un lungo periodo di tempo. E’ quanto sottolinea il dott. Sebastiano Cudoni, presidente degli Ortopedici Traumatologi ospedalieri d’Italia (Otodi). La prima cosa che l’esperto ortopedico consiglia di fare è quello di “evitare di avventurarsi nelle discese fuoripista, regolare gli attacchi degli scarponi, sincerarsi delle condizioni del manto nevoso per evitare di trasformare la vacanza in montagna in un incubo.

Secondo l’Otodi, dall’inizio della stagione, gli infortuni da sport invernali hanno provocato circa il 40% di distorsioni, il 27 % di contusioni, il 12% di fratture e il 21% tra lussazioni e trauma cranico. Un aumento, rispetto allo scorso anno, di circa il 5%. “Sono incidenti che si potrebbero evitare – spiega il dottor Cudoni – Snowboard e sci non sono affatto pericolosi se praticati con buon senso e nel rispetto delle regole. Correre con sci e snowboard su piste ad alta densità di persone può provocare scontri molto spesso causa di lesioni importanti”.

Fonte: askanews.it

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Pericoloso escludere da tavola ogni alimento di origine animale

Roma, 16 mar. (askanews) – Seguire un’alimentazione vegetariana che escluda in modo assoluto ogni tipo di alimento animale espone neonati e bambini a complicanze di tipo metabolico che possono seriamente minarne la salute. È importante, quindi, che i genitori che non mangiano, e non fanno consumare ai propri figli, prodotti d’origine animale informino di questa loro scelta il pediatra di famiglia. Insieme a lui, infatti, va pianificata una corretta supplementazione alimentare e le sue indicazioni devono essere seguite scrupolosamente. La Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) “guarda con grande preoccupazione l’aumento di casi di neonati e di bambini con problemi neurologici attribuibili ad errori alimentari legati ad una dieta vegetariana incongrua. Per questo, anche in seguito ad alcuni recenti fatti di cronaca, la Società Scientifica ha deciso di ribadire quanto espresso in suo Position Paper del 2017 realizzato insieme alla Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) e alla Società di Medicina Perinatale (SIMP)”.

“Il pediatra ha il compito e il privilegio di aiutare i genitori italiani a sviluppare e mantenere corretti stili alimentari per sé e per i propri figli dalla nascita fino all’adolescenza – sottolinea il presidente nazionale FIMP, Paolo Biasci -. Pertanto ci troviamo in prima linea nell’accompagnare anche quelle famiglie che scelgono un’alimentazione a base vegetale parziale o totale. Senza una nostra corretta consulenza il rischio è che i genitori cerchino informazioni nei forum presenti nel web rifugiandosi in pericolosi fai-da-te”. “La FIMP da sempre consiglia a tutti gli italiani di seguire la dieta mediterranea in quanto, se correttamente seguita, è quella universalmente considerata la più salutare anche perché basata su un’assunzione bilanciata di tutti i gruppi alimentari, a favore di frutta, verdura e cereali e con un utilizzo già contenuto delle proteine animali – prosegue Mattia Doria, Segretario Nazionale FIMP alle Attività Scientifiche ed Etiche – non vogliamo però ostacolare o colpevolizzare le famiglie che scelgono un’alimentazione vegetariana che, se ben pianificata e supplementata, è compatibile con una crescita sana e uno sviluppo corretto. Il punto nodale degli stili alimentari vegetariani, infatti, risiede proprio nella valutazione del tipo e della modalità di supplementazione delle sostanze carenti. Come per ogni altro aspetto della salute dei bambini, siamo al fianco delle famiglie per sostenerle e consigliarle sempre nel modo più appropriato e personalizzato alle specifiche esigenze”.

Fonte: askanews.it

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Roma, 13 feb. – Uno studio coordinato dall’Istituto di neuroscienze del Cnr di Padova ha investigato i meccanismi responsabili del difetto di secrezione insulinica nei pazienti diabetici integrando i dati ottenuti da studi in vitro e in vivo e superando i limiti degli approcci puramente sperimentali.

Il diabete è una malattia metabolica caratterizzata da aumentati livelli di glucosio nel sangue, che costituiscono un importante fattore di rischio per complicanze cardiovascolari, renali e retiniche. Due principali fattori concorrono a produrre gli elevati livelli di glucosio: la diminuita capacità di azione dell’insulina e un difetto delle cellule del pancreas (le beta-cellule) che secernono insufficienti quantità di questo ormone.

Sebbene nella letteratura scientifica – spiega il Cnr – siano presenti studi in vivo, nonché ricerche in vitro sul difetto di secrezione insulinica, è ancora in buona parte sconosciuta la dinamica dei processi responsabili del difetto beta-cellulare che caratterizza questa malattia. Una fondamentale difficoltà di queste ricerche è infatti l’impossibilità di adottare in vivo, nell’uomo, le tecniche d’indagine usate in laboratorio.

Grazie a uno studio, coordinato dall’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (In-Cnr) di Padova in collaborazione con l’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa e le università di Pisa e di Pittsburgh (Usa), è stato possibile confrontare i risultati ottenuti in vitro con quelli su pazienti diabetici ed avere conferma dei meccanismi responsabili del difetto di secrezione insulinica, fondamentale nello sviluppo del diabete di tipo 2, la forma più comune che interessa il 90% dei casi e che si sviluppa prevalentemente a partire dai 40 anni di età.

“Nella letteratura scientifica sono presenti studi in vivo sul ruolo della disfunzione delle beta-cellule, mentre la ricerca in vitro ha chiarito i meccanismi chiave (detti di ‘attivazione’ e ‘amplificazione’) che controllano la secrezione di insulina”, spiega Andrea Mari, ricercatore dell’In-Cnr e co-autore dello studio, ora pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale ‘Diabetes’. “Attraverso l’analisi dei dati ottenuti dagli studi in vitro, abbiamo sviluppato un modello matematico che rappresenta i meccanismi secretori della beta-cellula normale. Lo stesso modello è poi stato utilizzato con successo per simulare le risposte secretorie ottenute in una serie di esperimenti classici sull’uomo, dimostrando la congruità tra gli studi in vitro e quelli in vivo”.

“Basandoci su questa coerenza interpretativa, siamo stati in grado di verificare che la risposta diabetica dipende dai meccanismi di amplificazione della secrezione, mentre quelli di attivazione non appaiono coinvolti”, conclude Eleonora Grespan, dell’In-Cnr. “La ricerca, inoltre, conferma il potenziale applicativo dei modelli matematici nella comprensione della fisiopatologia, in particolar modo quando gli studi in vivo sono limitati da ragioni pratiche o etiche e nei casi in cui l’analisi di molteplici condizioni sperimentali rappresenti la chiave per comprendere i difetti funzionali a livello cellulare”.

 

Fonte: Askanews.it

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Roma, 16 feb. – “Dottore, ma è vero che non si deve fare il bagno dopo mangiato? Dottore, ma è vero che la cioccolata fa bene? Dottore, ma è vero che parlare troppo al cellulare fa venire il cancro?”. Sono domande che i medici italiani si sentono porre tutti i giorni dai loro pazienti che, magari, si sono informati prima su siti non sempre affidabili, o hanno “orecchiato” qualcosa in TV, o letto distrattamente un titolo di giornale. Ora, a rispondere – e ad aiutare i medici a rispondere – ai dubbi dei cittadini arriva Dottoremaeveroche, il nuovo sito della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri che è on line da oggi pomeriggio alle 14,30 agli indirizzi www.dottoremaeveroche.it e https://dottoremaeveroche.it.

“Dottoremaeveroche si compone di una sezione contro le fake news, dedicata al cittadino, che potrà trovare risposte semplici ed argomentate alle più comuni domande in tema di salute, e di una sezione dedicata agli operatori con un vero e proprio “kit di primo soccorso comunicativo” composto da infografiche e brevi clip, da condividere con il proprio paziente durante la spiegazione di determinati argomenti”, sottolinea Alessandro Conte, Coordinatore del Gruppo di Lavoro composto da medici del Comitato Centrale Fnomceo, giornalisti scientifici, comunicatori e debunker, e che si appoggia a un board composto dalle Società Scientifiche che hanno dato la loro adesione.

Il sito sarà presentato oggi pomeriggio alle 17 al Ministero della Salute di Lungotevere Ripa 1, a conclusione dell’evento “La comunicazione della Salute al tempo delle fake news” (scarica QUI la cartella stampa dell’evento), alla presenza del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin. “Le “bufale” o “fake news”, fenomeno purtroppo quanto mai moderno – che oggi incidono pesantemente sulla salute – rischiano di trasformarsi in vere e proprie azioni criminose, colpevolmente sostenute o meno da interessi economici, o soltanto dalla scellerata supponenza dell’ignorante”, afferma Cosimo Nume, Coordinatore Area Strategica Comunicazione Fnomceo e responsabile scientifico del Convegno. “In un mondo dove a volte la gente rischia di rimanere vittima di fake news sulla salute o, peggio, di false terapie, il sito vuole dare un piccolo contributo di certezza partendo dalle evidenze scientifiche, da quello che la scienza ha dimostrato, quello che è riproducibile, quello che noi chiamiamo verità scientifica” conclude Filippo Anelli, presidente Fnomceo.

 

Fonte: Askanews.it

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Roma, 21 feb. – Patologie differenti che hanno in comune il corpo dei ragazzi, la loro psiche e il rapporto con il cibo. Obesità, anoressia e bulimia sono i temi dell’ultimo numero di “A Scuola di Salute”, il magazine digitale realizzato dalI’Istituto Bambino Gesù per la Salute del Bambino e dell’Adolescente, diretto dal prof. Alberto G. Ugazio. «Da sempre, gli adolescenti hanno un rapporto dialettico con il proprio corpo – spiega Ugazio – un rapporto che è diventato un fattore di importanza sempre crescente, soprattutto ai tempi dei social network. Questa relazione viene portata all’esterno per essere valutata attraverso like e condivisioni. Il corpo è oggetto di giudizio immediato, il selfie uno specchio pubblico, che esce dalla dimensione privata della propria cameretta». L’obesità infantile rappresenta oggi una delle grandi emergenze sanitarie dei Paesi ad alto sviluppo e l’Italia detiene, in Europa, uno dei primati negativi di bambini e adolescenti con eccesso di peso. Rivolgersi al pediatra è importante, perché anche il bambino con semplice sovrappeso può presentare già in età precoce delle complicanze rilevanti come il fegato grasso (steatosi epatica), livelli elevati di insulina, trigliceridi, colesterolo, uricemia e pressione arteriosa aumentata. L’approccio dovrà essere personalizzato, perché anche se alla base dell’obesità possono esserci fattori comuni (familiarità, sedentarietà, cattive abitudini alimentari) ogni bambino, ogni ragazzo, è diverso dall’altro.

Gli specialisti del Bambino Gesù propongono consigli pratici per ridurre l’apporto calorico e diminuire il contenuto dei grassi, «ma più che la prescrizione di diete – spiegano -, spesso disattese, l’educazione alimentare, specie dell’adolescente, deve essere volta a stimolare comportamenti autonomi e corretti», che comprendono anche un’attività fisica regolare (almeno 60 minuti al giorno).

Anoressia e bulimia sono Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) che possono presentarsi in modo estremamente variabile, fino a determinare un grave impatto sullo sviluppo sia fisico che psicologico del bambino e dell’adolescente. Si tratta di malattie complesse determinate da più fattori – spiegano gli specialisti – sia di natura genetica-biologica sia ambientale. La maggiore vulnerabilità osservata nelle ragazze adolescenti, o in giovani adulte, sembra suggerire come questi disturbi possano essere scatenati dai cambiamenti fisici e ormonali che caratterizzano la pubertà nonché da una possibile difficoltà evolutiva nel passaggio dall’infanzia alla vita adulta. Negli ultimi anni si è registrato un esordio sempre più precoce di questi disturbi, che da un lato può essere spiegato dall’abbassamento dell’età della prima mestruazione (menarca) e da un anticipato ingresso nell’età adolescenziale, dall’altro può essere ricondotto alla prematura età in cui bambini e adolescenti sono esposti alle pressioni sociali e culturali dei media, internet e social network in particolare. Le dinamiche familiari – spiegano gli esperti del Bambino Gesù – possono svolgere un ruolo rilevante nella gestione del disturbo del comportamento alimentare, che necessita sempre di un trattamento integrato multispecialistico (MIT, Multifocal Integrated Treatment). E’ importante per i genitori essere consapevoli che l’anoressia e la bulimia sono malattie specifiche, non un capriccio dell’adolescente né un modo di attirare l’attenzione”.

Fonte: Askanews.it

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Roma, 21 feb. – Sul ruolo del caffè sulle prestazioni sportive e sulla resistenza arrivano nuovi dati dall’Institute for Scientific Information on Coffee – ISIC che ha di recente diffuso i risultati di uno studio su incidenza di caffè e caffeina sui diversi tipi di attività fisica, sui potenziali meccanismi di queste sostanze e sulle implicazioni per gli atleti professionisti e dilettanti. I dati della ricerca sono stati presentati da Neil Clarke, docente della Facoltà di Scienze della Vita all’Università di Coventry (UK) e pubblicati su International Journal of Sports Physiology and Performance: dimostrano che il consumo di caffè incide positivamente sulle prestazioni durante una disciplina di resistenza, come la corsa: in particolare, l’assunzione di caffè 45-60 minuti prima di una gara di circa 1 km e mezzo (circa un miglio) migliora la prestazione del 2% circa – equivalente a cinque secondi – rispetto al gruppo di controllo. Il caffè è una fonte di caffeina e la European Food Safety Authority ha dimostrato che la caffeina determina un miglioramento delle performance fisiche (effetto ergogenico). Numerosi studi indicano che una dose moderata di caffeina, equivalente a circa 3mg/kg del peso corporeo, può migliorare le attività di resistenza come la corsa, il ciclismo e il canottaggio, oltre che le attività di resistenza in palestra e gli sport a intervalli come il calcio e il rugby.

L’ipotesi principale secondo cui il caffè e la caffeina possono migliorare le performance è l’effetto antagonista sui recettori dell’adenosina. Questo permette al corpo di generare maggior forza durante la contrazione muscolare e di contrarre i muscoli con più vigore, oltre che con una maggiore frequenza. Si ha inoltre la sensazione che l’attività sia più facile, e meno dolorosa. È stato infatti dimostrato che la caffeina può ridurre il dolore muscolare e lo sforzo percepito durante l’attività fisica. Tuttavia, esistono differenze fra gli individui e il loro modo di reagire alla caffeina, dipendenti dal patrimonio genetico. Nonostante la maggior parte della ricerca sia stata effettuata su individui allenati, gli atleti dilettanti possono ugualmente trarre effetti dal consumo di caffè o caffeina. Uno dei motivi per cui gli individui allenati potrebbero avere performance migliori grazie a caffeina e caffè è legato al fatto che essi hanno una concentrazione più elevata di recettori dell’adenosina.

È sempre esistita la convinzione che bere caffè potesse avere un effetto diuretico, ma ricerche recenti hanno dimostrato che non è così, soprattutto durante l’attività fisica; in realtà bere caffè può aiutare a mantenere l’idratazione.

Fonte: Askanews.it

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Cioccolata, miele e spezie: i comfort food che salvano girovita.

Roma, 18 gen. (askanews) – Lasciate alle spalle le feste natalizie, siamo ormai nel pieno dell’inverno, stagione in cui una bella tazza di cioccolato caldo ristora il corpo infreddolito e delizia il palato. Ma se la bilancia dice che abbiamo esagerato con pandori e panettoni, dobbiamo per forza metterci a stecchetto e passare alle fredde insalatine? Per scongiurare eccessive restrizioni, il provider ECM 2506 Sanità in-Formazione e Serena Missori, endocrinologa e nutrizionista, autrice del libro “La dieta dei biotipi”, lanciano una serie di consigli utili a godersi un po’ di sano comfort food senza rimorsi, in collaborazione con Consulcesi Club. Eccoli.

1 – Sì a qualche golosità in più ma attenzione a junk food e alcolici. L’apporto calorico in inverno può aumentare perché il corpo brucia più calorie per mantenere la temperatura corporea ottimale. Quando tremiamo per il freddo, ad esempio, produciamo irisina, ormone che converte il grasso cosiddetto “bianco” in grasso “bruno”, facendoci dimagrire. A seconda del tipo di persona, del suo stile di vita e di eventuali patologie, d’inverno la dieta quotidiana può aumentare dalle 200 alle 500 calorie. Questo non significa però dare libero sfogo ai peccati di gola che prima o poi presentano il conto sulla bilancia; restano banditi gli alcolici, i fritti ed i dolciumi. 2 – Tisane speziate amiche della linea. Prima regola, valida in tutte le stagioni: bere per mantenere idratato l’organismo e la pelle, che con il freddo tende a seccarsi. Quindi via libera a tisane con cannella e zenzero, spezie che fanno aumentare il metabolismo. Bene anche infusi con arancio e thè verde, ricco di antiossidanti, che fa aumentare circa del 35% il dispendio calorico. 3 – Via libera alla dolcezza del miele La colazione ideale? Un bicchiere d’acqua tiepida con succo di limone (drenante e disintossicante) ed 1-3 cucchiaini di miele che aiuta a proteggere da raffreddore e mal di gola. Preparare quindi un porridge con il latte di mandorle e fiocchi d’avena, ricchi di beta glucano ed avenantramide, fibre che facilitano il transito intestinale dolcemente. Inoltre l’avena richiede un dispendio energetico maggiore per essere digerita, dunque “si brucia” di più. 4 – La cioccolata riscalda e fa dimagrire. Ma è sullo spuntino che ci si può davvero concedere qualche golosità, come la cioccolata fondente, soprattutto al peperoncino. Un quadratino per una pausa sfiziosa ci scalderà e attiverà il metabolismo grazie al cacao che aiuta a dimagrire. 5 – Le zuppe salvano il girovita. A pranzo o a cena via libera a zuppe riscaldanti di cereali e pseudo cereali come il riso, il miglio, il farro, il sorgo, la quinoa, l’orzo, insieme a legumi come fagioli cannellini, borlotti, ceci e lenticchie, senza dimenticare le verdure. Arricchire i piatti con spezie riscaldanti. Abbondare pure con il brodo di ossa di pollo o di manzo, è ricco di gelatina (collagene) che è anti invecchiamento, disintossicante, protegge le articolazioni, migliora il sonno e ottimizza le funzioni del corpo. 6 – Mangia in base al tuo Biotipo. Linfatico, sanguigno, bilioso o celebrale sono le principali costituzioni corporee. Scegli le verdure amare e drenanti come il radicchio e la cicoria se sei linfatico, carne magra se sei sanguigno, pseudo cereali come quinoa e crucifere se sei bilioso, verdure rilassanti come lattuga e valeriana se sei celebrale. Il corso, on line gratuitamente sul sito www.corsi-ecm-fad.it, è sviluppato in quattro moduli didattici composti da video-lezioni e materiali di approfondimento. Un questionario finale accerta la comprensione dei contenuti e assegna 4 crediti ECM. 


Fonte: askanews.it

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